Geremia: profeta storico e spirituale

Geremia fu un profeta importantissimo. Le sue profezie sono notevoli sotto diversi aspetti.


Da un punto di vista storico, racconta la storia degli ultimi cinque re di Giuda, della distruzione del tempio, della devastazione della città e della deportazione babilonese.
Da un punto di vista spirituale mostra la grazia e la misericordia di Dio nell’invitare il popolo che si era sviato a ritornare a Dio e predice il destino della nazione eletta e di quelle pagane.
Il messaggio di Dio era quello di richiamare le persone che si erano sviate, perché abbandonassero i loro peccati e tornassero a Lui. Se non si fossero ravvedute per tornare a Lui, Egli sarebbe stato costretto ad abbandonarle e la loro ribellione avrebbe ricevuto come "paga" la schiavitù.

Possiamo considerare alcune precise profezie.
Geremia fu mandato per dare l’ultimo avvertimento da parte di Dio a Giuda prima che avvenisse la distruzione, capitolo 7, vv. 27-28:

«Di' loro tutte queste cose, ma essi non ti ascolteranno; chiamali, ma essi non ti risponderanno.
Perciò dirai loro: "Questa è la nazione che non ascolta la voce del SIGNORE, del suo Dio, e che non vuol accettare correzione..."».

Geremia doveva annunciare non solo che il popolo di Giuda sarebbe stato  deportato, ma anche che il tempio sarebbe stato distrutto per mano di Nabucodonosor, re di Babilonia (21:1-10).

Geremia fu l'unico che predisse la durata della cattività babilonese:

«Tutto questo paese sarà ridotto in una solitudine e in una desolazione, e queste nazioni serviranno il re di Babilonia per settant'anni» (25:11).
«Poiché così parla il SIGNORE: Quando settant'anni saranno compiuti per Babilonia,
io vi visiterò e manderò a effetto per voi la mia buona parola facendovi tornare in questo luogo»
(29:10).

Poi prosegue dicendo:

«Infatti io so i pensieri che medito per voi, dice il SIGNORE: pensieri di pace e non di male, per darvi un avvenire e una speranza»  (29:11).

Tutto questo potrebbe sembrarci un po' strano: Dio aveva appena emesso un giudizio contro il suo popolo, aveva stabilito la durata del castigo e poi dice che medita il bene per il popolo.
In realtà possiamo vedere in questo atteggiamento il tipico modus operandi di un padre che corregge ed educa i suoi figli: vede il loro comportamento, li osserva, li riprende e, quando constata che la riprensione non è più sufficiente, li mette in castigo per un periodo per insegnare loro la giusta condotta da tenere.

Geremia aveva anche un giudizio da comunicare alle nazioni pagane che sarebbero venute contro Israele (46:51):

«Tu non temere, Giacobbe, mio servitore, dice il SIGNORE; poiché io sono con te, io annienterò tutte le nazioni fra le quali ti ho disperso, ma non annienterò te; però ti castigherò con giusta misura e non ti lascerò del tutto impunito.»


Anche in questo caso l'atteggiamento di Dio potrebbe risultare duro. In realtà il fatto che Dio metta Israele nelle mani di un altro popolo che avrebbe signoreggiato su di loro non fa del popolo dominante un popolo giusto. In tutta la Bibbia ricorre continuamente il giudizio su coloro che non riconoscono Dio come proprio Signore in maniera personale, e il fatto che Dio si serva di un gruppo di persone per correggere il suo popolo non annulla questa regola fondamentale basata sull'evidenza che Dio non possa convivere con il peccato.

Geremia parlò di un "Nuovo Patto" che, come accennato nella parte introduttiva del libro, riguarda il patto che Dio ha stipulato con noi, di cui Cristo, che ha versato il suo sangue per noi, è il mediatore.

«Ecco, i giorni vengono, dice il SIGNORE, in cui io farò un nuovo patto con la casa d'Israele e con la casa di Giuda; non come il patto che feci con i loro padri il giorno che li presi per mano per condurli fuori dal paese d'Egitto: patto che essi violarono, sebbene io fossi loro signore, dice il SIGNORE; ma questo è il patto che farò con la casa d'Israele, dopo quei giorni, dice il SIGNORE: io metterò la mia legge nell'intimo loro, la scriverò sul loro cuore, e io sarò loro Dio, ed essi saranno mio popolo. Nessuno istruirà più il suo compagno o il proprio fratello, dicendo: "Conoscete il SIGNORE!" poiché tutti mi conosceranno, dal più piccolo al più grande, dice il SIGNORE. Poiché io perdonerò la loro iniquità, non mi ricorderò del loro peccato»
(Geremia 31:31-34).

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