Giudici

07 giudici

Il libro dei Giudici prende il nome da dodici uomini e una donna che servirono Dio come giudici di Israele. Fu scritto durante il periodo della monarchia e racconta le vicende comprese, appunto, fra la morte di Giosuè e l'avvento della monarchia stessa, nel periodo in cui visse il profeta Samuele. È possibile sia opera del profeta Samuele, ma in realtà non abbiamo certezze riguardo l'identità dell'autore.

La situazione in cui la nazione si trovava era la seguente: dopo la scomparsa di Giosuè, il popolo di Israele era rimasto privo di un potere centrale e la nuova nazione era costituita da una confederazione di dodici tribù indipendenti. L’unico legame fra le tribù era rappresentato da Dio, che governava direttamente il suo popolo. Dunque, la teocrazia era la forma di governo in Israele al tempo dei giudici. Purtroppo, il popolo dimostrò poca fedeltà al suo Dio, continuando, di conseguenza a ricadere nell’idolatria, nell’anarchia e nella debolezza militare, incapace di resistere ai nemici che continuamente cercavano di sottometterlo.

I Giudici erano le guide spirituali in Israele e, dato che spesso ricoprivano anche la carica di capi militari, venivano designati come strumenti di liberazione. In tempo di pace, svolgevano la funzione giuridica, con il compito di far applicare il diritto divino. La funzione del giudice si distingueva da quella del re perché la carica non era ereditaria, il giudice non dominava su tutto Israele (spesso esercitava la sua funzione all’interno di una tribù) e non era legato ad una carriera, militare o sociale.
Ecco come si esprime in proposito l’autore del libro:

«Il SIGNORE allora fece sorgere dei giudici, che li liberavano dalle mani di quelli che li spogliavano.
Ma neppure ai loro giudici davano ascolto, anzi si prostituivano ad altri dèi e si prostravano davanti a loro.
Abbandonarono ben presto la via percorsa dai loro padri, i quali avevano ubbidito ai comandamenti del SIGNORE; ma essi non fecero così»
           (Giudici 2:16-17).


IL LIBRO DEI GIUDICI IN BREVE

I primi due capitoli rappresentano una sezione introduttiva che contiene un sommario della conquista del paese e la spiegazione del motivo per cui alcune nazioni pagane erano rimaste nel paese.

I capitoli da 3 a 16, cioè la parte centrale del libro, registrano le oppressioni da parte dei popoli vicini e le relative liberazioni per mezzo di giudici. Durante quel periodo, Israele ebbe un giudice che non possiamo trascurare: è Sansone, il cui nome è conosciuto anche da chi non ha mai letto la Bibbia. Egli fu uno dei maggiori giudici, un uomo che aveva davanti una promettente carriera ed un brillante futuro, ma purtroppo non fece una buona riuscita. Solo alla fine, sacrificandosi, si riscattò e salvò il popolo dall'oppressione dei Filistei.

Oltre alla narrazione storica, all’interno del libro troviamo due testi poetici, al capitolo 5 e al capitolo 9.

Gli utlimi capitoli sono dedicati alle vite di due personaggi, Mica e il Levita e alle cruente scene della battaglia di Ghibea, in cui vediamo le tribù combattere l'una contro l'altra.

L’incredulità e il declino che si manifestarono durante quel periodo di transizione, costituiscono il fulcro della narrazione, unitamente alla pazienza infinita di Dio che, malgrado l’incompetenza totale e l’incredulità manifestate dal popolo, intervenne ripetutamente per soccorrerli.
Non dobbiamo pensare che il tempo dei giudici fosse caratterizzato costantemente dall'idolatria. In realtà, sui periodi in cui Israele si allontanava da Dio si incentra tutto il racconto, perché la Parola di Dio si sofferma sulle punizioni che il popolo subiva e sulle liberazioni che accompagnavano il suo ravvedimento. Al contrario, sui lunghi periodi durante i quali regnavano i giudici e il popolo seguiva il Signore, godendo, di conseguenza, la pace, si sorvola ed essi vengono descritti nello spazio di un versetto.
La ripetuta apostasia di Israele prepara il terreno ad un periodo di oppressione da parte dei Filistei, i quali erano probabilmente i peggiori nemici di Israele, che oppressero per circa quarant'anni.


Il versetto finale che conclude la sconvolgente storia del libro dei Giudici è quello ricorrente in tutto il libro:

«In quel tempo, non c'era re in Israele; ognuno faceva quello che gli pareva meglio.»

 

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