“I Dieci Comandamenti” non è solo il celeberrimo film interpretato da Charlton Heston. Il Decalogo ha costituito la base della cultura e della legge di centinaia di popoli, e molte persone sperano di andare in Paradiso cercando di metterlo in pratica.

Analizziamo quindi ciascuno dei singoli comandamenti e il relativo significato. I Dieci Comandamenti si trovano nel libro di Esodo al capitolo 20.

1. “Io sono il Signore, il tuo DIO... Non avere altri dèi oltre a me”.

Detto semplicemente, Dio richiede che Lui sia il nostro “Dio”. Egli si aspetta da noi che Lo amiamo nello stesso modo in cui Lui ama noi e si rifiuta di essere rimpiazzato. Non si tratta di egoismo; è semplicemente giusto e appropriato che tu ed io amiamo e riveriamo Colui che ci ha dato la vita e continua a governare l’universo.

2. “Non farti scultura, né immagine alcuna delle cose che sono lassù nel cielo o quaggiù sulla terra o nelle acque sotto la terra”.

Dobbiamo conoscere e amare Dio per chi Lui è veramente. Questo comandamento è di importanza vitale. Nel proprio intimo ogni essere umano ha il desiderio di “adorare”; l’adorazione infatti non è limitata a qualcosa che si fa in una chiesa, sinagoga o moschea. Adorazione implica ammirazione e attribuisce “dignità” a qualcosa. Se una persona comprende e adora il vero Dio, essa crescerà per essere come Lui. Ma se una persona attribuisce il vero valore a qualcosa che non è il vero Dio, in definitiva sarà proiettato in una falsa immagine di sé stesso.

3. “Non pronunciare il nome del Signore Dio tuo invano; perché il Signore non riterrà innocente chi pronuncia il suo nome invano”.

Questo comandamento è spesso infranto per mera negligenza. Molte persone sconsideratamente imprecano verso Dio o Gesù senza nemmeno pensarci. Forse dopo un esame non passato o per aver dimenticato il pagamento di una bolletta, rimanendo imbottigliati nel traffico o nell’esprimere rabbia o disgusto per una situazione, inveiscono contro il nome di Dio. Spesso, quando sento alcuni bestemmiare dico: “Cosa?” come se non avessi sentito. Il loro sguardo perplesso dimostra che non hanno pensato prima di parlare, hanno bestemmiato semplicemente per istinto o abitudine. Questo è esattamente ciò che significa “usare il nome di Dio invano” - usare il Suo nome in modo sconsiderato e incurante, senza dargli il dovuto rispetto.

Per molte persone, infatti, bestemmiare il nome di Dio non è niente di più che un modo per esprimere rabbia e disgusto. Per anni ho pensato che dire imprecazioni fosse per persone “in gamba”. Con i miei amici usavo un certo tipo di espressioni che non avrei mai detto davanti a mia madre. Piuttosto che onorare Dio per chi Egli era, dimostravo completo disprezzo per il Suo nome. Gesù ci dice che le nostre parole indicano quello che alberga nei nostri cuori. Riflettendo su ciò che pensi riguardo a Dio, quale credi sia il contenuto del tuo cuore? Come interessante nota a margine, hai mai notato che soltanto i nomi cristiani di Dio vengono usati come bestemmia? In ogni luogo che ho visitato ho sentito “Dio”, “Signore” e “Cristo” usato invano, ma mai nessun altro nome. Per esempio, quando un insegnante riconsegnava un test d’esame non ricordo di aver mai sentito imprecare da nessuno dei miei compagni di classe: “Oh Buddha!”. Nemmeno ho mai sentito nessuno chiedere ad “Allah” di dannare qualcuno. La cosa allarmante riguardo questo comandamento è che, anche se molte persone inconsciamente lo infrangono ogni giorno, esso è l’unico dei dieci nel quale Dio aggiunge una minaccia di punizione nella stessa frase: “...perché l’Eterno non lascerà impunito chi usa il suo nome invano”. Preoccupato?

4. “Ricordati del giorno del riposo per santificarlo. Lavora sei giorni e fa’ tutto il tuo lavoro; ma il setti- mo giorno di riposo, consacrato al Signore Dio tuo; non fare in esso nessun lavoro ordinario”.

Questo comandamento ci ricorda il semplice fatto che Dio stesso è la fonte della vita. Dobbiamo riservare un giorno alla settimana per riposarci fisicamente e spiritualmente. Un giorno per ricordarci che apparteniamo a Dio e di conseguenza lo adoriamo. Invece alcune persone sono così ribelli verso Dio che nemmeno gli ubbidiscono quando dice loro di riposarsi! Questo comandamento è un perfetto esempio di come i comandamenti di Dio siano dati con amore e per il nostro beneficio. Il nostro mondo ha molte comodità che rendono la nostra vita semplice e agiata. Dai forni a microonde ai telefoni cellulari, dai computer alle auto, a macchine che sono in grado di svolgere il lavoro che prima veniva fatto da molte persone. Negli anni ‘60 gli scienziati sociali stimavano che nel futuro le persone avrebbero svolto nel loro tempo libero quello che i computer e le macchine stavano allora facendo! E invece, noi siamo assillati, indaffarati e stressati più che in ogni altro periodo della nostra storia. Milioni di persone sono afflitte da malattie mentali e fisiche generate dall’ansietà e dallo stress. Fino a non tanto tempo fa difficilmente si lavorava la domenica. Era infatti un giorno riservato alla chiesa, alla famiglia e alla vita domestica e, malgrado le poche agiatezze, le persone erano più sane e felici. Forse possiamo ancora imparare qualcosa da quelle persone.

5. “Onora tuo padre e tua madre”.

Pensi che Dio fosse consapevole del periodo dell’adolescenza quando ha dato questo comandamento? Io sono sicuro di sì e penso anche che fosse a conoscenza di quanto difficile può essere mostrare rispetto e onore ai nostri genitori, indipendentemente dalla nostra (o la loro) età.

Dio dice che dobbiamo onorare, rispettare, e ubbidire ai nostri genitori. Questo non significa soltanto in senso generale o quando siamo in buoni rapporti con loro, ma in ogni situazione! Non rispettare questo comandamento è un peccato molto grave. A volte le persone si domandano se sia richiesto di onorare persino un genitore che abbia abusato di loro. Sì, noi dobbiamo continuare ad onorarlo per il semplice motivo che ci ha messo al mondo. Possono esserci tuttavia momenti in cui, pur continuando ad onorare i nostri genitori, noi non dobbiamo ubbidire loro. Un chiaro esempio di ciò potrebbe essere il caso in cui essi ci chiedono di fare qualcosa di peccaminoso. Ovviamente non dobbiamo ubbidire a loro se questo significa disubbidire a Dio.

6. “Non uccidere”.

So già cosa stai pensando: “Finalmente arriviamo ad un comandamento che non ho infranto!”. Sì, siamo tutti dei bestemmiatori, abbiamo tutti violato il giorno del Signore, seguito falsi concetti di Dio e disonorato i nostri genitori, ma almeno non abbiamo ucciso nessuno. A conferma di quanto detto, spesso domando alle persone in base a cosa pensano di meritarsi il paradiso e una delle risposte più comuni è: “Perché io non ho mai ucciso nessuno”.

Gesù ci dice che il giudizio di Dio va oltre quello che noi possiamo immaginare, riguarda in primo luogo l’atteggiamento dei nostri cuori. Ecco ciò che Egli dice: “Voi avete udito che fu detto agli antichi: ‘Non uccidere’; ... ma io vi dico: chiunque si adira contro suo fratello sarà sottoposto al tribunale; e chi avrà detto a suo fratello: ‘Raca’ (testa vuota o buono a nulla) sarà sottoposto al sinedrio, e chi gli avrà detto: ‘Pazzo’ sarà condannato alla geenna del fuoco” (Matteo5:21-22). Dio è interessato ai nostri cuori e alle nostre ragioni. Può essere lodevole che tu non abbia materialmente ucciso nessuno che odiavi, ma in realtà è l’atteggiamento del tuo cuore quello che conta. Chi di noi può dire di non aver mai odiato nessuno, cercato vendetta, distrutto la reputazione di qualcuno a parole, o essere stato geloso o invidioso? Questi pensieri, parole e azioni sorgono dal nostro egoismo e provocano il nostro fallimento davanti all’amore che Dio si aspetta che gli mostriamo.

7. “Non commettere adulterio”.

Dio ha istituito il matrimonio e la famiglia per assicurare una condizione stabile e ricca d’affetto ad adulti e bambini. La Bibbia considera l’adulterio come un attacco diretto alla famiglia. E parimenti proibisce il sesso prima e fuori il matrimonio.

Ci sono persone che inventano continuamente modi per violare questo comandamento, pur restando “tecnicamente vergini” o “tecnicamente fedeli”. Guardare materiale pornografico, frequentare night club e fantasticare con romanzi rosa, possono non comportare adulterio fisico ma alimentare un cuore adultero ed egoista. A Dio non serve che noi osserviamo la legge alla lettera se poi ne violiamo lo spirito (e scommetto che neanche il tuo coniuge ne sarebbe felice!).

Non fraintendetemi. Il sesso non è di per sé una cosa cattiva, anzi penso sia un dono meraviglioso. È l’abuso del sesso che Dio condanna. In pratica, il primo vero comandamento che Dio diede ad Adamo ed Eva riguardava il sesso. Quando Egli disse: “Siate fruttiferi e moltiplicatevi” non si stava certamente riferendo al giardinaggio o alle tabelline!

I comandamenti di Dio ci furono dati nell’amore. Egli ci dà i suoi comandamenti sulla fedeltà sessuale non per toglierci il piacere ma piuttosto per provvederci un’intimità profonda con un coniuge per tutta la vita e senza sensi di colpa. Moltissime persone oggi soffrono di profonde ferite emotive. Fra i fattori che causano le maggiori sofferenze nella vita delle persone e nella società in genere bisogna includere senza dubbio la violazione della legge di Dio sulla sessualità.

8. “Non rubare”.

Non dobbiamo prendere nulla che appartenga ad un’altra persona. Non importa se si tratta di qualcosa di costoso o di poco valore. Non importa se rubiamo dal ricco che “potrebbe farne a meno” o dal povero che avrebbe difficoltà a difendere i suoi averi. Questo comandamento include anche imbrogliare ad un esame o ingannare il fisco. Non dobbiamo mai appropriarci di ciò che appartiene ad un altro.

9. “Non attestare il falso contro il tuo prossimo”.

Dio è veritiero e anche noi dobbiamo esserlo perciò non dovremmo mentire su qualcuno o a qualcuno. Questo comandamento proibisce pure la maldicenza e la diffamazione di altre persone. La nostra parola dovrebbe essere vera, indipendentemente dal fatto che abbiamo giurato o meno su una pila di Bibbie.

10. “Non desiderare la roba del tuo prossimo”.

Mentre non c’è nulla di sbagliato nel lavorare duramente per ottenere qualcosa che vogliamo, questo comandamento ci proibisce di desiderare avidamente quello che non ci appartiene di diritto. Tocca le vere ragioni dei nostri cuori e ci richiede di essere felici. Ciò è difficile nel nostro mondo materialistico dove siamo giornalmente bombardati dalla pubblicità di prodotti decantati come indispensabili per la nostra felicità. Questo comandamento va oltre il desiderio di possedere cose materiali ma comporta anche essere soddisfatti del nostro aspetto fisico, della nostra intelligenza, dei nostri beni, della nostra statura, ecc.

 

Se questa è la misura con la quale Dio giudicherà l’umanità, uno sguardo a questa “lista” mi dice che siamo tutti nei guai, grossi guai! Abbiamo infranto, infatti, tutti e dieci i comandamenti, più e più volte. Se questo fosse il finale della storia potremmo giustamente concludere che non abbiamo molta speranza di andare in Paradiso. Nel tentativo disperato di essere approvati da Dio, molti ricorrono alla religione, alla filosofia o alla negazione dei piaceri terreni. Altri pensano che saranno salvi se riusciranno a compensare le cattive azioni con delle buone.

In passato credevo che Dio non avrebbe potuto mandare tutti all’inferno e che avrei avuto una buona possibilità di andare in Paradiso se solo fossi rientrato in quel 10 o 20 per cento dell’umanità migliore. Naturalmente, tutti questi approcci non prendono in considerazione un punto fondamentale: il nostro problema morale di fronte a Dio non riguarda soltanto le azioni commesse ma tocca la nostra vera natura di esseri egoisti. La soluzione a questo problema è molto più profonda rispetto a quanto tu ed io possiamo fare con le nostre sole forze, E ogni sforzo di tentare di non venire meno alle indicazioni dei dieci comandamenti, non fa altro che farci notare quanto la nostra natura sia quella di infrangerli in continuazione, mettendoci nella condizione di essere giudicati colpevoli. Come uscire da questa situazione?

 (tratto dal libro "5 domande cruciali - Spunti di riflessione che trasformeranno la tua vita" di Tom Short)

 

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